Contesto storico

Dopo la caduta dell’impero romano il territorio muggesano, come gran parte del Friuli e della Slovenia, è stato attraversato da un susseguirsi di popoli e dominazioni. Ne è conseguita una fase di forte insicurezza sociale che ha spinto la popolazione ad abbandonare gli insediamenti lungo costa, perché più difficili da difendere, e a preferire quelli fortificati di altura.
Tra il V e VI secolo forse ci fu a Muggia Vecchia un insediamento, che ha lasciato però poche tracce, essendo per lo più realizzato in legno.
Al 931 risale il primo documento in cui si legge il nome di Muggia: “castellum nomine Mugla, adiacens supra littus oceani maris, in comitatu Istriense”. È un atto di donazione da parte dei re d’Italia Ugo e Lotario che cedettero il castrum al Patriarca di Aquileia. La donazione aveva lo scopo di garantire il confine orientale dalle possibili ondate d’invasori provenienti da est e a questo scopo Muggia Vecchia aveva una posizione logistica notevole.
In quel momento furono costruite molte abitazioni utilizzando l’ottima pietra arenaria, dai colori caldi e resistente agli agenti atmosferici. Due aree del parco ci mostrano i resti delle case composte anche da porticati e piccole aie interne, dove trovavano ricovero gli animali che accompagnavano la vita degli uomini.
Le case erano piccole e addossate le une alle altre per occupare meno suolo possibile, ma anche per difendersi reciprocamente dal vento. Due vie maggiori si incrociavano dietro la basilica e da qui partivano le viuzze minori.
Il borgo rimase abitato e stretto dentro la sua cerchia di mura fino al 1353, quando i triestini assediarono Muggia Vecchia e la incendiarono. Era un’epoca di contese continue per la supremazia marittima e per il controllo delle saline.
Grazie all’attento lavoro degli archeologi, le tracce del rogo documentato fino allora solo da fonti storiche, hanno trovato conferme nella campagna di scavi del 2001, quando vennero in luce delle frecce conficcate nelle assi di legno del tetto. Si trattava quindi di frecce infuocate scagliate dagli invasori.
Dopo questa distruzione il borgo fu risistemato e le case rese di nuovo abitabili. Questa fase ebbe vita breve, perché la popolazione si spostò gradualmente a vivere lungo la costa del mare, dove era già sorto il primo nucleo dell’attuale Muggia. Dal 1420 Muggia, venuto meno lo stato Patriarcale, passò alla Repubblica di Venezia e con questo nuovo potere c’erano maggiori convenienze nel vivere lungocosta.
La Basilica di Santa Maria Assunta è l’unico edificio esistente del borgo d’altura, anche se interessato da numerosi episodi di restauro.
L’ultimo atto di questa lunga fase fu lo sviluppo di un cimitero affiorato sotto l’attuale sagrato della basilica, dove sono state trovate 9 tombe, successive alla distruzione del 1353. Erano fosse scavate e rivestite da lastre di pietra che ospitavano più persone, accompagnate da pochi oggetti di corredo come pettini, fibbie di cintura o collane.

 

 

Percorso di visita

Le mura, le case, la chiesa e il colle stesso, con la sua piccola sommità fortificata riescono a solleticare l’immaginazione di chi sale su quest’altura, fino a immaginare i passi compiuti dalle persone che vivevano qui durante il medioevo.
Gli archeologi hanno riconosciuto ben quattro fasi di frequentazione tra il VI e XV secolo e, come è naturale in tutti gli scavi, i resti che oggi noi vediamo sono per lo più quelli appartenuti alle fasi più recenti, tra l’XI secolo e l’abbandono del borgo.
Le abitazioni avevano una pianta contenuta a due piani, in quello inferiore c’era la bottega artigiana e in quello superiore l’abitazione.
Così è stato riconosciuto nel settore F, alle spalle della basilica, dove, al centro dell’area, si vede il perimetro di una casa con i primi gradini per salire al piano superiore. Lì sono stati trovati attrezzi da lavoro e scarti di ferro, tanto da far supporre che si tratti della casa di un fabbro. Anche nel settore D, posto a destra guardando la Basilica, sono visibili fondazioni di case e tre pilastrini che indicano come le abitazioni avessero un porticato e delle aie per accogliere gli animali domestici.
Per avere idea della potenza delle mura di cinta basta guardarne lo spessore vicino alle porte d’ingresso. La maggiore e meglio conservata è quella dedicata a Sant’Odorico posta alle spalle della Basilica, al lato destro si trova quella di Santa Margherita, mentre di fronte rimangono pochi resti di quella che fu la porta di Santa Caterina. Ognuna di esse ospitava una piccola nicchia per onorare il santo a cui era dedicata.